venerdì 16 dicembre 2011

Camorra, questione di mentalità

domenica 1 giugno 2008 20.58            

di Giancarlo Nobile
La camorra, nata come codice di vita e autodifesa della plebe napoletana dalle vessazioni dei dominatori stranieri e della nobiltà autoctona (1656, l'epidemia di peste più tremenda mai sofferta scoppiò a Napoli spazzando via la nascente borghesia napoletana e dimezzando la popolazione della città più popolata del mondo; il popolino abbandonato dal governo e vessato dai Viceré Spagnoli iniziò a chiudersi in se stesso ed auto-governarsi tramite i Juappi (guappi = capofamiglia) che vestivano la gamoras giacchetta come quella dei toreri) ha mutuato la sua mentalità nei codici di famiglia tipici delle società tribali - mutuandone anche il metalinguaggio (padrino - compare ecc) - e della famiglia ha strutturato una mentalità dogmatica, fatta di credenze positive incentrata sull’idea dei ruoli predeterminati e sul concetto di appartenenze e dì autorità’.Ma essendo questi canoni essenzialmente materni il maschio camorrista tende ad esasperare l’aspetto virile. Il legame con la madre (da ciò mammasantissima) è forte non essendoci legami extrafamigliari basati sulla mediazione della legge ma solo rapporti soggettivi di parentela e affiliazione (adozione).

E’ da questo schema che si forma la trasposizione dei codici virili dell’onore della famiglia all’onore dell’organizzazione criminale; tradimento, corna, sangue, fedeltà, codici che formano la commistione tra camorra e famiglia e che nutrono la griglia della sua mentalità. Occorre un lavoro della scuola essenzialmente che abbia una interpretazione antidogmatica e dunque laica della definizione della coscienza personale. Un tragitto che nell’educazione faccia perno sull’etica della responsabilità individuale e sulla ricerca della possibile verità quale criterio di crescita sociale e di decisioni.

Ho scritto di laicità: Ma chi è il laico? Il concetto di laicità è un concetto poliedrico. Normalmente questa figura si presenta come polemica contro il dogmatismo e le prese di posizione dogmatiche. In realtà il laicismo è questo ma non fondamentalmente questo.In origine significava l’uomo profano rispetto all’uomo che sa tutto, all’uomo dominante, all’uomo di spicco, all’uomo che ‘ha l’autorità di dire o di ordinare’ - nella camorra il capozona, capoclan - . Quindi laico è l’uomo che ha bisogno di sentire il parere di tutti perché è incerto sulla propria visione delle cose.In questo caso parlare di laicità equivale a costruire la formazione, tramite un percorso pedagogico, di una persona che scopre nel dialogo con gli altri il mettersi in discussione e mettere in discussione il proprio mondo. Il rompere cioè lo schema familistico amorale in modo che l’appartenenza al gruppo e a ciò che veicola, come ordine dell’esistente e dell’esistenza, può essere messo in discussione e rifiutato.Qui nasce un nuovo concetto esso è l’etica del rifiuto.

Il rifiutare un ordine è un passaggio molto importante nella coscienza di sé. Esso è la fuoriuscita dalla sindrome Eichmann, dal nome del gerarca nazista condannato a morte nel 1962 le cui tesi difensive furono analizzate da Hannah Arendt nel bellissimo libro 'La banaità del male' (Ed. Feltrinelli) . Tale sindrome consiste nell’accettazione di qualsiasi ordine deresponsabilizzandosi da qualsiasi remora etico-morale in quanto questa ricade nella sfera complessiva della famiglia o clan o cosca o partito.

L’obbedienza non è più una virtù diceva, giustamente, Don Milani, ma il rifiuto deve essere accompagnato da una ricerca critica delle motivazioni profonde dello stesso. La paura di essere escluso dal gruppo è la molla che porta ad accettare qualsiasi azione richiesta. La paura è la molla che ha portato i lazzari napoletani a chiudersi nell’ambito familistico che ha poi strutturato la camorra e la violenza, come analizzò Rosellina Balbi in Madre Paura (ed. Pocket Mondatori). L’uomo camorrista vive in uno stato di paura e di violenza preventiva; ciò lo possiamo cogliere in espressioni gergali tipiche nel napoletano come 'che paura', 'che impressione' o il famigerato 'pare brutto'. Una gabbia che chiude nella rassicurante famiglia e distrugge l’interrelazione sociale.Occorre dunque pedagogicamente un destrutturalizzazione dell’io sociale, con una critica costruttiva in cui l’ io si rende autonomo rendendo il soggetto costruttore di nuove strade esterne alla realtà della sua famiglia.Solo quando si è formato un nuovo io forte che può dunque dialogare pariteticamente e autonomamente con gli altri io scoprendo così l’alterità si può costruire una nuova socialità ed una nuova mentalità.

Se possiamo definire il tutto con uno slogan esso è ‘meno famiglia e più soggettività, meno famiglia e più società.In tutto questo si racchiude la finalità della scuola in zona di camorra. La metamorfosi di un modo d’essere, un modo di interpretare la vita e la società. Una legge speciale per l’educazione in zona di camorraIn un recente sondaggio al primo posto come motivazione delle imprese industriali e finanziarie dell’impossibilità di investire nel napoletano vi era la criminalità diffusa. Già questo avrebbe dovuto far muovere il governo e cercare seriamente di agire. Ma ciò non è mai avvenuto. Le sole azioni sono state azioni placebo come inviare miliardi per Imprese senza radice che poi falliscono o inviare l’esercito per calmare la borghesia spaventata.

Tutte l’azione dei governi succeduti negli ultimi decenni, ove ministri meridionali e napoletani sono stati in maggioranza, diviene comprensibile osservando che quasi tutti i politici della zona sono stati indicati dalla magistratura come complici o direttamente collusi con le consorterie camorristiche come è stato ben descritto nel già citato libro di Barbagallo. E proni ad un padrone che elargisce pseudopotere come il signor B. la situazione diviene ancor di più drammatica.

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